Gli amici dell'orma - Centro educazione comportamentalista cinofila - Arma di taggia - di Alessandra Cerri

 

::. Il guardiano della soglia .::

 

::. Anubi .::Anubi è il dio egizio dalla forma di canide, generalmente identificato con uno sciacallo. È spesso raffigurato mentre si stende su un cofano che rappresenta i segreti della mummificazione, cui il dio presiede. Dal Nuovo Regno (1543-1069 a.C.), egli è anche effigiato con un corpo umano e la testa di cane o di sciacallo di colore nero. In tale veste, Anubi è imbalsamatore e guida del defunto nell’oltremondo. Il suo ruolo di guardiano della necropoli, che lo accomuna ad un altro dio canide, Chontamenti, il cui nome significa “Colui che è capo della necropoli”, deriva, secondo gli egittologi, dall’osservazione di cani selvatici e di sciacalli che, aggirandosi attorno ai luoghi di sepoltura, sembravano vegliarne i confini. Questi canidi colpirono senza dubbio i primi abitanti della fertile valle del Nilo, anche per la loro figura allungata non priva di una certa eleganza, per il mantello folto e di un giallo che quasi si confonde con il paesaggio circostante.

Figlio in origine della dea Hesat dalla testa di vacca o, in tradizioni più recenti, di Osiride e di Iside, oppure di Nefti, Anubi fu il più antico sovrano dell’oltretomba, prima di essere sostituito da Osiride, come testimoniano i Testi delle piramidi. Il dio mantenne sempre l’ufficio di pesare il cuore del trapassato su un piatto della bilancia, nel rito della psicostasia, mentre sull’altro piatto era collocata una piuma, che simboleggiava la verità di Maat, la dea della giustizia.

Anubi fu il nume locale del XVII nomo, ossia distretto, del Medio Egitto, il cui capoluogo fu denominato in età ellenistica (dal 332 a.C.) Cinopoli, “città dei cani”, e fu paragonato dai Greci a Hérmes psychòpompos, “Hérmes che conduce le anime nell’Ade”.

L’interpretazione corrente del mito e delle credenze arcaiche vede nelle sembianze antropozoomorfe di Anubi e di molte altre divinità, una radice totemica della religione egizia. Tale spiegazione, per quanto plausibile, lascia qualcosa di non spiegato, di irrisolto: infatti sono strani e talora mostruosi questi ibridi tra dèi, dalle fattezze umane, ed animali. Ci sembra quasi di essere al cospetto di monstra che sono il risultato di folli esperimenti genetici o, per lo meno, di fronte alle invenzioni bizzarre ed immaginose di un pittore surrealista.

Se proviamo, per un istante, ad immedesimarci nell’atmosfera arcana, ieratica e silenziosa dei riti egizi, se proviamo ad immaginare i sacerdoti che, durante l’imbalsamazione del corpo, portano sul volto una maschera di terracotta dall’aspetto di sciacallo, un brivido ci corre lungo la schiena, un brivido di orrore e di stupore, perché la civiltà egizia non ha rivelato tutti i suoi segreti e custodisce quelli più profondi (pericolosi?), in camere sotterranee, quasi inaccessibili, come suggerì il profeta dormiente Edgar Cayce.

Se un giorno qualcuno entrerà in questi tenebrosi luoghi ipogei, sepolti dalla sabbia del deserto e dall’oblio dei millenni trascorsi, forse sulla soglia vedrà ad aspettarlo il dio Anubi, a guardia di un’altra realtà. Anubi terrifico, con gli occhi dall’iride giallo-scura, in cui si riflette, però, un bagliore celeste, sarà lì come custode di un’altra dimensione. Il solitario, intrepido esploratore scoprirà che l’oltretomba non è come ce l’hanno descritto generazioni di storici e di archeologi.

In fondo, qual è l’esatta traduzione del titolo Libro dei morti? Libro dell’uscita verso la luce.



Fonti:

D. Bortoluzzi, Alla scoperta dei libri di Thot, Aprilia, 2005

Enciclopedia delle religioni, Milano, 1989

Grande enciclopedia illustrata dell’antico Egitto, a cura di E. Bresciani, Novara, 1998, 2005

Scienze naturali, a cura di M. Tozzi, Milano, 2005

 

© Antonio Marcianò

 

           

 

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