Gli amici dell'orma - Centro educazione comportamentalista cinofila - Arma di taggia - di Alessandra Cerri

 

::. Pluto, Dante e Walt Disney .::

 

Nel VII canto dell’Inferno, Dante Alighieri descrive Pluto, il “maladetto lupo”, simbolo dell’irrefrenabile brama di ricchezza, che è uno dei mali più perniciosi dell’umanità, poiché ne mina l’ordine sociale ed i principi etici. Pluto, a guardia del quarto cerchio, quello in cui sono puniti gli avari ed i prodighi, pronuncia con voce roca e stridula, minacciose parole: “Pape Satàn aleppe, pape Satàn aleppe”. L’oscura frase esprime, secondo i commentatori della Commedia, il suo stupore e la collera per l’onta inflitta a tutto il regno infernale ed alle sue indefettibili leggi dall’arrivo di due insoliti pellegrini ed invoca, per respingerli, il soccorso di Satana.

Leggiamo i versi che ritraggono la paurosa bestia.

 


“Pape Satàn aleppe, pape Satàn aleppe!”
Cominciò Pluto con la voce chioccia;
E quel savio gentil, che tutto seppe,

Disse per confortarmi: “Non ti noccia
La tua paura; ché, poder ch’elli abbia,
Non ci torrà lo scender questa roccia”.

Poi si rivolse a quella enfiata labbia
E disse: “Taci, maladetto lupo;
Consuma dentro te con la tua rabbia.

Non è senza cagion l’andare al cupo;
Vuolsi nell’alto, là dove Michele
Fe’ la vendetta del superbo strupo”.

Quali dal vento le gonfiate vele
Cagiono avvolte, poi che l’albero fiacca,
Tal cadde a terra la fiera crudele.


Il sommo poeta introduce Pluto a custodia del quarto girone. Anche Caronte, Minosse e Cerbero sono personaggi del mito collocati nell’Inferno. Sono tutte figure della tradizione, che vengono demonizzate, trasformate in figure grottesche e spaventose. Il Pluto dantesco è il risultato di un’arte eccelsa che, attraverso un procedimento di contaminatio, condensa nell’orribile mostro i tratti di due divinità pagane, ossia Pluto, dio della ricchezza, ed Ade, signore degli inferi.

Pluto (greco Ploutos), nel pantheon greco, è la divinità che elargisce la ricchezza. Figlio di Demetra e di Iasione, è ricordato nella Teogonia di Esiodo e nell’inno pseudo-omerico a Demetra. Compare con lei e con Persefone, nelle sembianze di un giovane avvenente o di un fanciullo che reca il corno dell’abbondanza: la concezione arcaica, infatti, abbinava la prosperità all’agricoltura. In seguito, con la diffusione dell’agiatezza basta sul denaro, Pluto divenne la personificazione della dovizia. Venne così raffigurato come un bimbo in braccio alla Fortuna (Tyche) ed alla Pace (Eirene), segno che nella visione popolare la ricchezza non era più strettamente legata all’agricoltura.

Plutone (greco Plouton, cioè il Ricco) è un epiteto di Ade, il nume dell’oltretomba. Ade – il nome significa probabilmente l’invisibile - è figlio di Chronos e di Rea, fratello di Zeus e di Poseidone. Dopo che i Titani furono sconfitti dagli Olimpi, diventò con Zeus e Poseidone, uno dei tre dominatori del cosmo: Zeus ottenne il cielo, Poseidone gli oceani, Plutone il mondo sotterraneo, dimora dei defunti. Qui con volontà ferrea, inflessibile, egli chiama le anime e le tiene rinchiuse, assistito da demoni ai suoi ordini: Caronte, il nocchiero dello Stige, e Cerbero, il cane bicefalo o tricefalo, custode dell’ingresso al regno infero. Accanto a lui regna Persefone. Il nome del dio non veniva quasi mai pronunciato, perché si temeva di suscitare la sua ira, dunque lo si designava con eufemismi, tra cui il più diffuso era Plutone, il ricco, per alludere alle inesauribili risorse della Terra, fertile e piena di metalli preziosi.

Dante dipinge Pluto con tratti demoniaci: quantunque nel mito Pluto non sia un animale, l’autore, adatta al sinistro, terribile scenario infernale non solo i dannati che lo affollano, ma anche i ministri di Lucifero. Così, stravolgendone i connotati e gli atti, Pluto diventa una creatura animalesca, un “lupo”, una “fiera crudele.”. È una bestia rabbiosa dalla faccia tumida e dalla voce gracchiante.

A proposito dell’epiteto “lupo” già il Buti, d’accordo con quasi tutti i commentatori, così lo giustifica: “ Per dare ad intendere ch’egli è posto per lo demonio dell’avarizia, la quale di sopra, chiamò lupa”.

Un critico contemporaneo, il Croce Bermondi, sottolinea il legame per lo meno fonico tra la “lupa” del canto I ed il “lupo” del canto VII, inoltre osserva che la confusione di Pluto, dio della ricchezza, con Plutone, nume dell’oltremondo, crea nel lettore del Medioevo una risonanza infernale, laddove il destinatario contemporaneo tende ad accostare il nome Pluto a plutocrazia. Grazie ad un’altra associazione psichica, il pensiero corre a Pluto… il cane di Topolino.

Come è noto, Pluto fu inventato da Walt Disney tra il 1931 ed il 1933, insieme con altri personaggi dei cartoni animati, ossia Minnie, Orazio, Clarabella e Pippo. È spesso coprotagonista delle avventure del suo padrone. Simpatico, giocoso, maldestro, Pluto, che ricorda nell’aspetto un bracco, è di colore arancione ed ha una coda nera e piuttosto sottile.

Senza dubbio è difficile immaginare un personaggio più innocuo, eppure, dietro una figura così divertente ed amabile, si potrebbe nascondere qualche nota inquietante. Innanzi tutto, il nome Pluto si colloca perfettamente all’interno di un contesto socio-culturale che trova nel denaro la sua espressione più rappresentativa: gli Stati Uniti d’America erano e sono la plutocrazia par excellence. In secondo luogo, non bisogna dimenticare che molte produzioni dirette da Walt Disney e da altri registi per la casa cinematografica da lui fondata, nonostante le situazioni e gli scenari fiabeschi, le storie edificanti, il brioso e vitale cromatismo, trasmettono – come è stato notato da psicologi e da studiosi dei media – messaggi subliminali di tipo erotico e, talora, luciferino. Immagini nascoste, mimetizzate, confuse tra i disegni, tra i colori e le ombreggiature veicolano nei destinatari, per lo più bambini ed adolescenti, contenuti che stridono con l’apparente innocenza e moralità delle vicende. Non è un caso se sono stati anche istruiti dei processi che vedono come imputati alcuni esponenti della Disney, in ordine a qualche lungometraggio, addirittura per incitamento al satanismo. Se volessimo allargare il discorso all’industria cinematografica, a quella di Hollywood soprattutto, potremmo concludere che essa assomiglia più ad una macchina degli incubi che ad una macchina dei sogni. Il potere di manipolare le coscienze, di penetrare nell’inconscio per opera del cinema, specialmente di certe pellicole, è formidabile. Non intendo generalizzare, poiché numerosissimi sono i films di notevole livello artistico e densi di significati; tuttavia la decima arte è un potente mezzo per condizionare il modo di agire e di pensare, per inculcare disvalori, per insinuare messaggi distorti. Spesso l’establishment si serve di certe produzioni per orientare il comportamento delle persone, per saggiare le reazioni dell’opinione pubblica su questioni cruciali, per un subdolo controllo mentale.

Dietro le rassicuranti parvenze, anche Pluto, il cane di Topolino, a causa del suo nome infernale e della galassia di valenze archetipiche, profonde che a certi nomi si agglutinano, potrebbe evocare, anche se indirettamente, qualcosa di terribile, di oscuro, potrebbe per lo meno essere un’icona quasi blasfema di una “cultura” fondata sul falso mito del profitto, dell’accumulo del capitale. Lo studioso di racconti tradizionali e di religioni Anthony S. Mercatante osserva che “il cane nelle tradizioni di tutto il mondo è simbolo di forze sia demoniache sia benefiche”. Aggiunge pure che Pluto di Walt Disney “combina gli aspetti benefici del cane con un nome demoniaco, essendo Pluto la forma inglese di Plutone, il dio degli inferi.”

Nel caso del personaggio frutto della fantasia di Disney, siamo tentati di ripetere un abusato ma spesso vero adagio, ossia “l’apparenza inganna” e tale inganno, se non si sanno leggere e decodificare simboli, forme e numeri, può a volte essere fatale.



Fonti:

F. Croce Bermondi, Appunti del corso monografico sull’Inferno, a.a. 1982-83

D. Icke, Il segreto più nascosto, Diegaro di Cesena, 2001

Zret, La firma degli “Illuminati”, 2006


Opere di consultazione:

A.S. Mercatante, Dizionario universale dei miti e delle leggende, Roma, 2001

Dizionario illustrato di mitologia classica, a cura di P. Crescini, L. Della Peruta, F. Fava, Milano, 1985

Enciclopedia dell’antichità classica, Milano, 2003

Enciclopedia del cinema, a cura di G. Canova, Milano, 2002

 

© Antonio Marcianò


 

           

 

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