Nel
VII canto dellInferno, Dante Alighieri descrive Pluto, il maladetto
lupo, simbolo dellirrefrenabile brama di ricchezza, che è uno dei mali più
perniciosi dellumanità, poiché ne mina lordine sociale ed i principi etici.
Pluto, a guardia del quarto cerchio, quello in cui sono puniti gli avari ed i prodighi,
pronuncia con voce roca e stridula, minacciose parole: Pape Satàn aleppe, pape
Satàn aleppe. Loscura frase esprime, secondo i commentatori della Commedia,
il suo stupore e la collera per lonta inflitta a tutto il regno infernale ed alle
sue indefettibili leggi dallarrivo di due insoliti pellegrini ed invoca, per
respingerli, il soccorso di Satana.
Leggiamo i versi che ritraggono la paurosa bestia.
Pape Satàn aleppe, pape Satàn aleppe!
Cominciò Pluto con la voce chioccia;
E quel savio gentil, che tutto seppe,
Disse per confortarmi: Non ti noccia
La tua paura; ché, poder chelli abbia,
Non ci torrà lo scender questa roccia.
Poi si rivolse a quella enfiata labbia
E disse: Taci, maladetto lupo;
Consuma dentro te con la tua rabbia.
Non è senza cagion landare al cupo;
Vuolsi nellalto, là dove Michele
Fe la vendetta del superbo strupo.
Quali dal vento le gonfiate vele
Cagiono avvolte, poi che lalbero fiacca,
Tal cadde a terra la fiera crudele.
Il sommo poeta introduce Pluto a custodia del quarto girone. Anche Caronte, Minosse e
Cerbero sono personaggi del mito collocati nellInferno. Sono tutte figure della
tradizione, che vengono demonizzate, trasformate in figure grottesche e spaventose. Il
Pluto dantesco è il risultato di unarte eccelsa che, attraverso un procedimento di
contaminatio, condensa nellorribile mostro i tratti di due divinità pagane, ossia
Pluto, dio della ricchezza, ed Ade, signore degli inferi.
Pluto (greco Ploutos), nel pantheon greco, è la divinità che elargisce la ricchezza.
Figlio di Demetra e di Iasione, è ricordato nella Teogonia di Esiodo e nellinno
pseudo-omerico a Demetra. Compare con lei e con Persefone, nelle sembianze di un giovane
avvenente o di un fanciullo che reca il corno dellabbondanza: la concezione arcaica,
infatti, abbinava la prosperità allagricoltura. In seguito, con la diffusione
dellagiatezza basta sul denaro, Pluto divenne la personificazione della dovizia.
Venne così raffigurato come un bimbo in braccio alla Fortuna (Tyche) ed alla Pace
(Eirene), segno che nella visione popolare la ricchezza non era più strettamente legata
allagricoltura.
Plutone (greco Plouton, cioè il Ricco) è un epiteto di Ade, il nume
delloltretomba. Ade il nome significa probabilmente linvisibile - è
figlio di Chronos e di Rea, fratello di Zeus e di Poseidone. Dopo che i Titani furono
sconfitti dagli Olimpi, diventò con Zeus e Poseidone, uno dei tre dominatori del cosmo:
Zeus ottenne il cielo, Poseidone gli oceani, Plutone il mondo sotterraneo, dimora dei
defunti. Qui con volontà ferrea, inflessibile, egli chiama le anime e le tiene rinchiuse,
assistito da demoni ai suoi ordini: Caronte, il nocchiero dello Stige, e Cerbero, il cane
bicefalo o tricefalo, custode dellingresso al regno infero. Accanto a lui regna
Persefone. Il nome del dio non veniva quasi mai pronunciato, perché si temeva di
suscitare la sua ira, dunque lo si designava con eufemismi, tra cui il più diffuso era
Plutone, il ricco, per alludere alle inesauribili risorse della Terra, fertile e piena di
metalli preziosi.
Dante dipinge Pluto con tratti demoniaci: quantunque nel mito Pluto non sia un animale,
lautore, adatta al sinistro, terribile scenario infernale non solo i dannati che lo
affollano, ma anche i ministri di Lucifero. Così, stravolgendone i connotati e gli atti,
Pluto diventa una creatura animalesca, un lupo, una fiera
crudele.. È una bestia rabbiosa dalla faccia tumida e dalla voce gracchiante.
A proposito dellepiteto lupo già il Buti, daccordo con quasi
tutti i commentatori, così lo giustifica: Per dare ad intendere chegli è
posto per lo demonio dellavarizia, la quale di sopra, chiamò lupa.
Un critico contemporaneo, il Croce Bermondi, sottolinea il legame per lo meno fonico tra
la lupa del canto I ed il lupo del canto VII, inoltre osserva che
la confusione di Pluto, dio della ricchezza, con Plutone, nume delloltremondo, crea
nel lettore del Medioevo una risonanza infernale, laddove il destinatario contemporaneo
tende ad accostare il nome Pluto a plutocrazia. Grazie ad unaltra associazione
psichica, il pensiero corre a Pluto
il cane di Topolino.
Come è noto, Pluto fu inventato da Walt Disney tra il 1931 ed il 1933, insieme con altri
personaggi dei cartoni animati, ossia Minnie, Orazio, Clarabella e Pippo. È spesso
coprotagonista delle avventure del suo padrone. Simpatico, giocoso, maldestro, Pluto, che
ricorda nellaspetto un bracco, è di colore arancione ed ha una coda nera e
piuttosto sottile.
Senza dubbio è difficile immaginare un personaggio più innocuo, eppure, dietro una
figura così divertente ed amabile, si potrebbe nascondere qualche nota inquietante.
Innanzi tutto, il nome Pluto si colloca perfettamente allinterno di un contesto
socio-culturale che trova nel denaro la sua espressione più rappresentativa: gli Stati
Uniti dAmerica erano e sono la plutocrazia par excellence. In secondo luogo, non
bisogna dimenticare che molte produzioni dirette da Walt Disney e da altri registi per la
casa cinematografica da lui fondata, nonostante le situazioni e gli scenari fiabeschi, le
storie edificanti, il brioso e vitale cromatismo, trasmettono come è stato notato
da psicologi e da studiosi dei media messaggi subliminali di tipo erotico e,
talora, luciferino. Immagini nascoste, mimetizzate, confuse tra i disegni, tra i colori e
le ombreggiature veicolano nei destinatari, per lo più bambini ed adolescenti, contenuti
che stridono con lapparente innocenza e moralità delle vicende. Non è un caso se
sono stati anche istruiti dei processi che vedono come imputati alcuni esponenti della
Disney, in ordine a qualche lungometraggio, addirittura per incitamento al satanismo. Se
volessimo allargare il discorso allindustria cinematografica, a quella di Hollywood
soprattutto, potremmo concludere che essa assomiglia più ad una macchina degli incubi che
ad una macchina dei sogni. Il potere di manipolare le coscienze, di penetrare
nellinconscio per opera del cinema, specialmente di certe pellicole, è formidabile.
Non intendo generalizzare, poiché numerosissimi sono i films di notevole livello
artistico e densi di significati; tuttavia la decima arte è un potente mezzo per
condizionare il modo di agire e di pensare, per inculcare disvalori, per insinuare
messaggi distorti. Spesso lestablishment si serve di certe produzioni per orientare
il comportamento delle persone, per saggiare le reazioni dellopinione pubblica su
questioni cruciali, per un subdolo controllo mentale.
Dietro le rassicuranti parvenze, anche Pluto, il cane di Topolino, a causa del suo nome
infernale e della galassia di valenze archetipiche, profonde che a certi nomi si
agglutinano, potrebbe evocare, anche se indirettamente, qualcosa di terribile, di oscuro,
potrebbe per lo meno essere unicona quasi blasfema di una cultura
fondata sul falso mito del profitto, dellaccumulo del capitale. Lo studioso di
racconti tradizionali e di religioni Anthony S. Mercatante osserva che il cane nelle
tradizioni di tutto il mondo è simbolo di forze sia demoniache sia benefiche.
Aggiunge pure che Pluto di Walt Disney combina gli aspetti benefici del cane con un
nome demoniaco, essendo Pluto la forma inglese di Plutone, il dio degli inferi.
Nel caso del personaggio frutto della fantasia di Disney, siamo tentati di ripetere un
abusato ma spesso vero adagio, ossia lapparenza inganna e tale inganno,
se non si sanno leggere e decodificare simboli, forme e numeri, può a volte essere
fatale.
Fonti:
F. Croce Bermondi, Appunti del corso monografico sullInferno, a.a. 1982-83
D. Icke, Il segreto più nascosto, Diegaro di Cesena, 2001
Zret, La firma degli Illuminati, 2006
Opere di consultazione:
A.S. Mercatante, Dizionario universale dei miti e delle leggende, Roma, 2001
Dizionario illustrato di mitologia classica, a cura di P. Crescini, L. Della Peruta, F.
Fava, Milano, 1985
Enciclopedia dellantichità classica, Milano, 2003
Enciclopedia del cinema, a cura di G. Canova, Milano, 2002
© Antonio Marcianò
|