Gli amici dell'orma - Centro educazione comportamentalista cinofila - Arma di taggia - di Alessandra Cerri

 

::. Cave canem… cave hominem .::

 

Mosaico raffigurante il cane di Pompei nella casa del poeta tragico. (Clicca per ingrandire)
Un celebre e pregevole mosaico pompeiano, collocato nel vestibolo della Casa del poeta tragico, raffigura un cane da guardia alla catena. È un’opera di notevole qualità per il realismo con cui è effigiato l’animale, per il movimento che l’artista ha saputo suggerire. Infatti il molosso è rappresentato con le robuste zampe protese e ben salde sul pavimento, la schiena arcuata, la testa leggermente volta verso l’alto con le orecchie abbassate, come se stesse latrando ad un estraneo. Il cane ha un atteggiamento che denota aggressività mista a diffidenza. È stupefacente come l’artista sia riuscito a rendere le emozioni del molosso che avanza verso il forestiero per impaurirlo, mentre, nel contempo, sembra arretrare un po’ intimorito.

In basso la frase d’obbligo “cave canem”, “attenti al cane”, che in latino tramite la sequenza allitterante, è particolarmente efficace.

È inevitabile l’accostamento ad un noto passo del Satyricon di Petronio, quello in cui i giovani protagonisti Encolpio ed Ascilto, insieme con il retore Agamennone, sono invitati a cena dal ricchissimo, ma rozzo liberto Trimalcione. All’ingresso della fastosa dimora, Encolpio, all’improvviso, rischia di cadere all’indietro, perché gli si para dinanzi, vicino al camerino del portiere, un cane enorme che sembra vero, dipinto sulla parete, con sopra l’avvertenza in caratteri cubitali: CAVE CANEM.

Queste due testimonianze, quella iconografica e quella letteraria, ci ricordano che, nel mondo romano, alcune razze di cani erano particolarmente apprezzate per la guardia, ma anche che l’abitudine di tenere i cani alla catena è antica. Tuttavia mi pare che questo sistema non sia molto opportuno. Certo, alcuni esemplari, se non allevati con accortezza e pazienza, si possono rivelare potenzialmente pericolosi per le persone, ma l’aggressività è acuita dalla coercizione, quale può essere una catena, soprattutto se al migliore amico dell’uomo è impedito, in modo del tutto innaturale, sempre e comunque di scorrazzare in ampi spazi.

Dunque stiamo attenti al cane, ma soprattutto a quegli uomini che non sanno trattare né educare gli animali.

 

© Antonio Marcianò

 

           

 

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