Un celebre e pregevole mosaico pompeiano, collocato nel vestibolo della
Casa del poeta tragico, raffigura un cane da guardia alla catena. È unopera di
notevole qualità per il realismo con cui è effigiato lanimale, per il movimento
che lartista ha saputo suggerire. Infatti il molosso è rappresentato con le robuste
zampe protese e ben salde sul pavimento, la schiena arcuata, la testa leggermente volta
verso lalto con le orecchie abbassate, come se stesse latrando ad un estraneo. Il
cane ha un atteggiamento che denota aggressività mista a diffidenza. È stupefacente come
lartista sia riuscito a rendere le emozioni del molosso che avanza verso il
forestiero per impaurirlo, mentre, nel contempo, sembra arretrare un po intimorito.
In basso la frase dobbligo cave canem, attenti al cane, che
in latino tramite la sequenza allitterante, è particolarmente efficace.
È inevitabile laccostamento ad un noto passo del Satyricon di Petronio, quello in
cui i giovani protagonisti Encolpio ed Ascilto, insieme con il retore Agamennone, sono
invitati a cena dal ricchissimo, ma rozzo liberto Trimalcione. Allingresso della
fastosa dimora, Encolpio, allimprovviso, rischia di cadere allindietro,
perché gli si para dinanzi, vicino al camerino del portiere, un cane enorme che sembra
vero, dipinto sulla parete, con sopra lavvertenza in caratteri cubitali: CAVE CANEM.
Queste due testimonianze, quella iconografica e quella letteraria, ci ricordano che, nel
mondo romano, alcune razze di cani erano particolarmente apprezzate per la guardia, ma
anche che labitudine di tenere i cani alla catena è antica. Tuttavia mi pare che
questo sistema non sia molto opportuno. Certo, alcuni esemplari, se non allevati con
accortezza e pazienza, si possono rivelare potenzialmente pericolosi per le persone, ma
laggressività è acuita dalla coercizione, quale può essere una catena,
soprattutto se al migliore amico delluomo è impedito, in modo del tutto innaturale,
sempre e comunque di scorrazzare in ampi spazi.
Dunque stiamo attenti al cane, ma soprattutto a quegli uomini che non sanno trattare né
educare gli animali.
© Antonio Marcianò
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